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#GirodiCommenti - Cuore Pozzovivo, ma quei controlli su Ulissi non ci piacciono

Il cuore, il coraggio, la volontà. Questo Giro d'Italia ci sta regalando tanti imprevisti (cadute, pioggia e sfortune simili) ma in questi due giorni ci sta anche regalando uno spettacolo vero dal punto di vista tecnico. La tappa di oggi molto probabilmente verrà ricordata più per l'exploit di Domenico Pozzovivo che per la vittoria di Weening: con tutto il rispetto per un corridore che ha indossato per qualche giorno la maglia rosa nel 2011, ma oggi Domenico ha incantato con uno scatto bellissimo in salita.

E se pensiamo che queste asperità non sono proprio per lui, in quanto se la cava meglio su salite ancora più dure, credo che il piccolo scalatore lucano potrà dare grosso filo da torcere a Cadel Evans. Ci voleva un attacco come il suo: senza fare troppi calcoli, Domenico sapeva di avere gamba e ha quindi deciso di attaccare lasciando un'ottima Bmc ferma sul posto. In un Giro d'Italia che sembrava dovesse essere dominato dagli stranieri (e finora è stato così), abbiamo diverse speranze azzurre da coltivare per un podio finale, perché l'augurio principale è che almeno un italiano sul podio ci salga e che non si finisca come nel 2012, quando il migliore fu Michele Scarponi che si piazzò quarto. Domenico Pozzovivo, Ivan Basso e Fabio Aru, con il punto interrogativo di Diego Ulissi.

A proposito di Diego: non posso non esprimermi su quanto accaduto al corridore toscano. I controlli antidoping sono sacrosanti, in quanto tutti gli sport dovrebbero adeguarsi ai controlli che fa il ciclismo (ma purtroppo non sarà mai così, visto che nel ciclismo non circolano abbastanza soldi come da altre parti). Perché un corridore nel ciclismo non può dormire dopo un massacrante trasferimento mentre invece nel tennis (giusto per fare un nome) vengono a bussare alla porta alle sette del mattino e gli atleti sbuffano? Ricordiamo la differenza: il tennis è dispendioso, ma non prevede trasferimenti. Sono ciclisti, non sono cavie, anche perché c'è poco da essere cavie visto che altri sport non si adegueranno mai a quello che fa il ciclismo. L'ex corridore e mio caro amico Paolo Cimini, che vinse una tappa al Giro d'Italia del 1987, predica da anni questa cosa: gli altri non si adegueranno mai a quello che fa il ciclismo. Noi siamo d'accordo con lui, ed è inutile che Francesco Moser dica al Processo alla Tappa che bisogna fare qualcosa: in Italia manca la cultura, sembra quasi che qualcuno dica "è normale che i controlli antidoping non ci siano in altri sport, mica sono ciclisti!". Merito di questa spiccata mentalità tutta italiana è da rintracciare nel grande Ettore Torri, l'ex capo della procura antidoping che appena si svegliava al mattino dichiarava all'Ansa che i ciclisti sono tutti dopati. Come ha scritto Paolo Viberti di Tuttosport, "abbiamo visto corridori stravolti, che tentavano la fuga e che poi si sono "finiti" prima dell'arrivo per mancanza di energie; corridori che sono andati fuori soglia e che poi hanno portato a termine la loro immane fatica quasi fermi, ad andatura da ciclo amatore domenicale; corridori dal volto terribilmente stanco ma... pulito! Sono 35 anni che viviamo a stretto contatto con il Giro, spesso schiaffeggiati da crude realtà che ci svegliavano da sogni forse fanciulleschi ma sinceri. Ieri invece abbiamo vissuto una tappa fantastica a contatto con la fatica bestiale cui solo i corridori sono sottoposti a certi livelli".

Carlo Gugliotta per www.cyclingtime.it

 

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