Caso Froome: la legge non è uguale per tutti!

di Davide Pegurri

Il caso Froome ormai è noto a tutti.

L’ultimo vincitore della Vuelta e più volte sul gradino più alto del Tour de France, è risultato “non negativo” al termine della 18^ tappa della corsa spagnola. Gli viene contestato un valore del salbutamolo, principio attivo negli spray per l’asma, superiore del doppio rispetto a quanto consentito. Per esser più precisi gli addetti dell’antidoping hanno rilevato un valore nel sangue di 2000 nanogr/ml, quando il limite permesso è di 1000.

Ora non sta certo a noi sentenziare se il ciclista del Team Sky sia innocente o colpevole, ma qualche domanda circa le tempistiche ce le poniamo.
In altri casi analoghi abbiamo spesso assistito a un rapido corso degli eventi, arrivando a decretare almeno una prima sentenza anche nel mese successivo. Sicuramente questo è dovuto anche al fatto che i ciclisti coinvolti in altre vicende di doping non avevano lo stesso eco mediatico di Chris Froome.
Tuttavia proprio l’importanza del fatto, aggiunta alla prossima partecipazione del keniota al Giro d’Italia, avrebbero richiesto un’azione più decisa e rapida possibile.

A ragione di questa lentezza e per i continui dubbi che sorgono ogni giorno, riteniamo che la giustizia non sia uguale per tutti.

Detto questo a noi non resta che attendere e sperare che sia fatta chiarezza il prima possibile, per il bene del ciclismo e per ridare credibilità a questo magnifico sport.

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