Wiggins, analisi di un fenomeno. Sportivo e comunicativo

"Wiggins è il re della pista, l'indiscusso dominatore di una disciplina dove ha vinto tanti titoli mondiali e olimpici. Eppure si è rimesso in gioco; avrebbe potuto continuare a dominare per tanti anni su pista, invece ha deciso di dedicarsi alla strada, trasformandosi in un uomo da corse a tappe.

E tutto questo lo ha fatto con il desiderio, con la ferma volontà, di indossare la maglia gialla sui Campi Elisi". Christian Prudhomme, direttore del Tour de France, descrive così Bradley Wiggins nell'intervista rilasciata per il documentario "A Year in Yellow", nel quale si racconta il 2012 del britannico: fu un anno storico per la corsa francese, che fu conquistata per la prima volta da un britannico. E il direttore del Tour descrive perfettamente ciò che ha fatto Wiggo: una trasformazione da campione olimpico a campione della Grand Boucle. E di lì a poco nuovamente campione olimpico, ma della cronometro.

Wiggins è un corridore capace di trovare sempre nuovi stimoli e nuove prospettive. Lo ha dimostrato più volte: nel 2013 avrebbe potuto difendere la sua maglia gialla, invece ha preferito venire in Italia per provare a far bene al Giro, cosa che non gli è riuscita. E nei due anni seguenti ha provato invece a vincere la Parigi-Roubaix, trasformandosì così ulteriormente da uomo della pista a uomo da grandi corse a tappe fino a uomo da classiche del pavè.

I critici potrebbero dire che ha fallito, perché dopo l'oro olimpico e il Tour de France Wiggo non è riuscito a vincere né il Giro d'Italia né la Parigi-Roubaix. Si è però confermato a cronometro, in quanto lo scorso anno ha battuto Tony Martin nella crono iridata di Ponferrada. Uno sforzo sovrumano contro il tedesco, capace di spingere il 58x11 nelle prove contro il tempo.

Eppure, Wiggins ha vinto. Per un semplice motivo: trovatemi voi una persona che riesce a dedicarsi con così tanta attenzione a corse così diverse l'una dall'altra. Spesso si dice che il ciclismo di oggi non è più quello di una volta perché i corridori che sono capaci di fare classifica si concentrano o sul Giro o sul Tour, e ci è voluto Alberto Contador per riaccendere la luce su entrambe le corse.

In pochi anni Wiggins ha provato a vincere le corse a tappe, poi si è dedicato alle classiche, alla cronometro e al record dell'ora. E poi nuovamente alla pista. Ripeto: trovatemi un altro corridore capace di dedicarsi - con buoni risultati, perché la Parigi-Roubaix non è andata così male - a tante corse così diverse in poco tempo.

Wiggo è quindi a tutti gli effetti un fenomeno sportivo, ma anche comunicativo. Io credo che al ciclismo su strada mancherà molto una figura come quella di Bradley: chi non ricorda le sue sfuriate in conferenza stampa, durante il Tour del 2012, quando gli venivano a parlare di doping? E dopo la famosa confessione-choc di Armstrong non nascose che dovette cambiare scuola ai suoi figli: "Per colpa sua ho dovuto farlo. I loro compagni di classe chiedevano loro: "E' dopato anche tuo padre?". E' stato terribile". E, sempre sull'americano: "Non so se mi sento deluso da Armstrong, perchè lo facevano molti altri ciclisti. Se guardi ai corridori che erano secondi terzi o quarti, tutti loro sono stati trovati positivi. Lance Armstrong era semplicemente il migliore a doparsi. Ma invece che sentirmi deluso da lui, mi sento deluso da un'intera generazione".

Al di là dei fatti di doping, di frasi celebri di Wiggins ce ne sono davvero tante. Come quando al Tour del 2012 gli dissero: "Lo sai che tu e Froome venite chiamati Batman e Robin?". E lui specificò: "Sì, ma Batman sono io. Robin è lui", indicando il keniano bianco.

Dopo quel Tour de France è successo qualcosa tra lui e il Team Sky. La squadra decise di puntare solo su Froome: e da quel giorno Bradley sembrò sempre più diverso, fuori dagli stereotipi del team inglese. Tornò quasi ad essere disponibile anche con i media, lui che cercava di stare il meno possibile davanti ai microfoni. Anche se, quelle poche volte, ci faceva davvero divertire. Personalmnte, ho avuto l'opportunità di seguire l'ultima conferenza di Wiggo prima della Roubaix: fu una cosa molto sobria, una tavola rotonda con lui che parlava senza microfono e in maniera molto confidenziale. Wiggins rispose a tutte le domande con aria tranquilla: non c'era tensione in lui. Dopo si fermò a parlare anche con alcuni giornalisti britannici nel bar dell'hotel di Kortrijk, dove la Sky aveva il proprio quartier generale per le classiche del nord.

Wiggo è stato un fenomeno, sportivo e comunicativo. E adesso aspettiamo ancora una volta la pista: cosa potremo scrivere di lui se, il prossimo anno, dovesse diventare nuovamente campione olimpico?

CARLO GUGLIOTTA

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