Francia sotto attacco: le corse ciclistiche sono a rischio?

di Carlo Gugliotta

Noi giornalisti che ci occupiamo di ciclismo abbiamo la fortuna di lavorare trattando argomenti molto più leggeri rispetto a chi si occupa di politica o di guerra.

Ma il nostro occhio vigile e attento non può chiudersi davanti a ciò che sta accadendo in Francia, dopo gli attacchi terroristici che sono avvenuti lo scorso 13 novembre.

Molti corridori, dopo gli attacchi, hanno espresso la propria solidarietà nei confronti del popolo francese. Siamo abituati a vedere molti di quei corridori sfilare sui Campi Elisi nell’ultimo giorno del Tour de France, e invece stavolta la Francia è stata piegata.

Alcune partite di calcio sono state annullate a causa di alcune presunte situazioni di emergenza: è successo ieri, quando è stata cancellata Germania-Olanda. Se si ferma il calcio, che si gioca in un perimetro ristretto è giusto chiedersi se le corse ciclistiche possano essere a rischio, visto che i corridori sono a stretto contatto con il pubblico e quindi anche con un presunto terrorista.

Non è stato un attentato terroristico (in base a ciò che dice la polizia francese), ma già durante lo scorso Tour de France la polizia ha aperto il fuoco contro una macchina finita sulle transenne a Parigi, la mattina dell’ultima tappa. Ma è stato annullato anche il gran premio di Francoforte, corsa di un giorno, a causa di un presunto possibile attentato.

A farsi portavoce è stato Michael Rogers: il portacolori della Tinkoff Saxo, in un’intervista riportata da Cyclingnews, ha affermato di essere “preoccupato per questa situazione: spero che le autorità stiano lavorando per farci correre in sicurezza. Il problema c’è ed è importante soprattutto dopo quanto è accaduto in Germania quest’anno, a Francoforte. Ci sono tantissime persone al ciglio della strada ad ogni corsa, quindi noi corridori possiamo subire di tutto, però mettere troppe barriere significherebbe uccidere il nostro sport”.

Manca ancora molto prima dell’inizio delle corse in Europa (che avverrà tra fine gennaio e inizio febbraio), ma forse il tempo inizia già a stringere. In un ciclismo ormai globalizzato, dove si corre anche in zone sensibili, è giusto pensarle tutte.

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