L’UCI ha inflitto una squalifica di quattro anni a Giovanni Carboni per una violazione delle norme antidoping emersa attraverso il passaporto biologico. La decisione, comunicata dall’International Testing Agency (ITA), riguarda anomalie riscontrate nel profilo ematologico del corridore italiano durante e dopo il Tour de Langkawi 2024. Lo stop decorre dall’ultima giornata di gara disputata dall’atleta e terminerà il 10 settembre 2029.
Il procedimento nasce dalla revisione dei dati raccolti nell’Athlete Biological Passport (ABP), il sistema che monitora nel tempo l’evoluzione di alcuni parametri del sangue per individuare eventuali alterazioni riconducibili all’impiego di sostanze o metodi vietati. Secondo quanto reso noto dall’ITA, il gruppo di esperti indipendenti incaricato di analizzare il caso ha concluso all’unanimità che le anomalie osservate fossero con elevata probabilità compatibili con l’utilizzo di un metodo o di una sostanza proibiti, configurando una violazione dell’articolo 2.2 del regolamento antidoping dell’UCI.
I risultati cancellati e il periodo interessato dalla sanzione
Nel 2024 Carboni vestiva la maglia della JCL Team UKYO, formazione Continental giapponese con la quale aveva ottenuto alcuni dei migliori risultati della stagione. La vicenda, tuttavia, è emersa soltanto nel 2025, quando il trentenne era già passato alla Unibet Rockets e aveva disputato buona parte dell’annata prima della sospensione provvisoria annunciata dall’UCI.
Con la decisione del Tribunale Antidoping vengono annullati tutti i risultati ottenuti dal Tour de Langkawi 2024 fino all’ultima corsa disputata l’11 settembre 2025. Restano invece omologati quelli precedenti, compresi la classifica generale e le due vittorie di tappa conquistate al Tour of Japan 2024, oltre al successo parziale e al secondo posto finale al Tour of Bulgaria.
Al momento della sospensione provvisoria, la Unibet Rockets aveva comunicato di aver fermato immediatamente il corridore, ricordando la propria adesione al Movimento per un Ciclismo Credibile (MPCC) e confermando la piena collaborazione con gli organismi competenti, oltre all’apertura di un’indagine interna.
La decisione del Tribunale e il possibile ricorso
L’udienza davanti al Tribunale Antidoping dell’UCI si è svolta il 3 agosto 2026. Al termine del procedimento è stato stabilito che Carboni aveva commesso una violazione delle norme antidoping per l’utilizzo di una sostanza o di un metodo proibito sulla base delle evidenze fornite dal passaporto biologico.
L’ABP non ricerca direttamente una specifica sostanza vietata, ma valuta l’evoluzione nel tempo di parametri come emoglobina ed ematocrito. Variazioni ritenute incompatibili con la normale fisiologia possono rappresentare un indicatore dell’impiego di pratiche dopanti, come l’uso di EPO o le emotrasfusioni, e costituire la base di un procedimento disciplinare.
Carboni, 30 anni, potrà impugnare la sentenza davanti al Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS). La sua vicenda si inserisce in una serie di procedimenti recenti fondati sul passaporto biologico, dopo quelli che hanno coinvolto Franck Bonnamour e Robert Stannard, confermando come questo strumento continui a rappresentare uno degli elementi centrali nella lotta al doping nel ciclismo professionistico.