La rivalità tra Jonas Vingegaard e Tadej Pogačar ha cambiato volto. Il danese è stato capace di battere lo sloveno per due volte al Tour de France, nel 2022 e nel 2023, ma da allora l’equilibrio si è spostato sempre più dalla parte del campione della UAE Team Emirates-XRG.
E la cosa più frustrante, per Vingegaard, è che secondo quanto raccontato dal connazionale Mattias Skjelmose, il corridore della Visma | Lease a Bike non ha la sensazione di essere peggiorato.
Al contrario. Ritiene di produrre alcune delle migliori prestazioni della propria carriera. Il problema è che, quando dall’altra parte c’è Pogačar, spesso non basta.
“Faccio la miglior prestazione di sempre e lui se ne va”
Skjelmose ha raccontato alcuni dei suoi colloqui con Vingegaard durante le corse nel corso del podcast danese Hva så?!di Christian Fuhlendorff.
Il passaggio più significativo riguarda proprio il confronto con Pogačar.
Secondo Skjelmose, Vingegaard gli avrebbe confidato tutta la propria frustrazione con una domanda tanto semplice quanto emblematica:
“Produco la miglior prestazione che abbia mai fatto. Non posso fare di più. Cosa dovrei fare?”
E ancora:
“Quando faccio la miglior prestazione di sempre e lui semplicemente se ne va, non posso fare altro.”
Parole che fotografano bene la situazione attuale. Vingegaard non sembra cercare alibi: il problema, nella sua percezione, è che il livello raggiunto da Pogačar è diventato talmente alto da rendere insufficiente persino il miglior Vingegaard.
Una stagione 2026 tutt’altro che deludente
I risultati ottenuti dal danese nel 2026 rendono ancora più significativo il suo sfogo.
Prima del Tour de France, Vingegaard aveva conquistato Parigi-Nizza e la Volta a Catalunya, prima di affrontare per la prima volta in carriera il Giro d’Italia.
In Italia il corridore della Visma aveva dominato la corsa, conquistando cinque vittorie di tappa e completando così il proprio palmarès nei tre grandi Giri.
Un risultato enorme, arrivato però appena cinque settimane prima del Tour.
In Francia il confronto con Pogačar ha nuovamente evidenziato la differenza tra i due. Lo sloveno aveva costruito un vantaggio superiore ai quattro minuti prima che Vingegaard fosse costretto al ritiro a causa della caduta.
Il danese, in altre parole, non è arrivato al Tour da corridore in crisi. È arrivato da vincitore del Giro e con una stagione di altissimo livello alle spalle.
Ma contro Pogačar non è bastato.
Il problema delle accelerazioni brevi
Una delle differenze emerse nel confronto tra i due è stata la capacità di Pogačar di fare la differenza sulle salite brevi e molto ripide.
Vingegaard aveva costruito gran parte della propria preparazione sul Giro d’Italia, dove le lunghe ascese e la gestione dello sforzo sulle montagne rappresentavano uno dei suoi punti di forza.
Lo stesso danese aveva suggerito che questa impostazione potesse aver influito sulle sue difficoltà al Tour, soprattutto davanti alle accelerazioni esplosive del campione del mondo.
Un’interpretazione che non ha convinto tutti.
L’ex corridore danese Michael Rasmussen, ad esempio, aveva respinto questa spiegazione definendola sostanzialmente un alibi. Secondo Rasmussen, la Visma aveva avuto abbastanza tempo per preparare Vingegaard al secondo grande appuntamento stagionale.
Il suo giudizio sulla rivalità era ancora più netto: anche mandando Vingegaard “sulla Luna”, il risultato contro Pogačar sarebbe rimasto lo stesso.
Perché tutta la pressione ricade su Vingegaard
Secondo Skjelmose, però, c’è un altro aspetto che pesa sulle spalle del capitano della Visma: le aspettative.
“Penso che ci sia un’enorme pressione su di lui”, ha spiegato il danese. “Perché è l’unico che è stato in grado di competere con lui ed è quello che gli è più vicino”.
È proprio questo il paradosso della rivalità.
Pogačar ha progressivamente allargato il proprio dominio, ma Vingegaard resta l’unico corridore ad averlo battuto due volte al Tour e l’unico ad aver dimostrato con continuità di poterlo mettere realmente in difficoltà sulle tre settimane.
Di conseguenza, quando Pogačar vince, il primo termine di paragone diventa inevitabilmente Vingegaard.
E questo anche quando il danese sta correndo a un livello sufficiente per vincere quasi qualsiasi altra corsa.
Il futuro della sfida
Vingegaard compirà 30 anni a dicembre ed è legato alla Visma | Lease a Bike fino al 2028.
La priorità immediata è però il recupero dall’infortunio rimediato al Tour, con la frattura della clavicola che ha chiuso anzitempo la sua Grande Boucle.
Non è ancora stata fissata una data precisa per il ritorno alle competizioni.
Quando arriverà il prossimo confronto diretto con Pogačar, però, Vingegaard ripartirà da una consapevolezza particolare: ha già raggiunto livelli che in passato gli sono valsi due vittorie al Tour, ma oggi potrebbe non essere più sufficiente.
Il danese non sembra aver smesso di credere nella possibilità di battere il rivale.
La vera domanda, semmai, è quella che avrebbe posto allo stesso Skjelmose: se la miglior versione possibile di Jonas Vingegaard non basta più, quanto dovrà ancora crescere per tornare davanti a Tadej Pogačar?