Il ciclismo professionistico non ama parlare di soldi. Gli stipendi dei corridori raramente vengono comunicati ufficialmente dalle squadre e, a differenza di quanto accade in altri grandi sport, non esiste una classifica pubblica e certificata degli ingaggi del WorldTour.
Le informazioni disponibili permettono però di tracciare un quadro sempre più preciso.
Nel 2026 il Paperone del gruppo è ancora Tadej Pogačar, il cui stipendio base è stimato in 8,4 milioni di euro all’anno. Dietro il campione sloveno si muove un gruppo di stelle che, secondo diverse stime di mercato, percepisce tra i 3 e i 6,6 milioni di euro a stagione.
Le cifre vanno interpretate con cautela: si tratta di stipendi base stimati, non del reddito complessivo dei corridori. Bonus, premi per le vittorie, sponsorizzazioni personali, criterium e altri accordi commerciali possono infatti far salire sensibilmente il guadagno annuale.
I dati UCI: quanto guadagna in media un corridore WorldTour?
Prima di guardare alla vetta della classifica, vale la pena capire quanto sia ampia la distanza tra i supercampioni e il resto del gruppo.
I dati dell’UCI ottenuti da Escape Collective indicano che nel 2026 lo stipendio medio di un corridore direttamente assunto dalla propria squadra è di 384.000 euro, mentre la mediana si ferma a 216.000 euro.
Per i professionisti che lavorano invece come autonomi, assumendosi direttamente alcuni costi previdenziali e di natura lavorativa, la media sale a 654.000 euro, con una mediana di 350.000 euro.
Il 57% del WorldTour maschile rientra nella prima categoria.
Il confronto rende evidente quanto siano fuori scala gli ingaggi dei fenomeni. Gli 8,4 milioni attribuiti a Pogačar sono circa 22 volte lo stipendio medio di un corridore dipendente e quasi 39 volte la mediana.
1. Tadej Pogačar: 8,4 milioni di euro
Non è una sorpresa trovare Tadej Pogačar in cima alla graduatoria. Il campione sloveno della UAE Team Emirates-XRG viene indicato da Escape Collective come il corridore più pagato del mondo con uno stipendio base di 8,4 milioni di euro.
La cifra non comprende bonus né i numerosi accordi commerciali personali del campione sloveno.
Il suo valore economico è direttamente legato a un rendimento sportivo senza precedenti: nel 2026 Pogačar ha conquistato il suo quinto Tour de France, eguagliando il record storico di vittorie nella Grande Boucle.
E il suo contratto non racconta nemmeno tutta la storia. Tra premi e sponsorizzazioni, il valore economico complessivo del fuoriclasse sloveno può essere sensibilmente superiore.
2. Remco Evenepoel: circa 6,6 milioni
Alle spalle di Pogačar si trova Remco Evenepoel, passato nel 2026 alla Red Bull-BORA-hansgrohe.
Le stime più recenti collocano il belga attorno ai 6,6 milioni di euro annui, una cifra che lo porta stabilmente nel secondo gradino della piramide economica del ciclismo.
Evenepoel è uno dei pochi corridori capaci di avvicinarsi realmente al livello salariale di Pogačar. Il suo valore deriva dalla combinazione tra risultati, età, palmarès e capacità di competere sia nelle corse a tappe sia nelle prove contro il tempo e nelle classiche. Una stima indipendente del 2026 lo colloca infatti in una fascia compresa tra 6 e 8 milioni di euro.
3. Jonas Vingegaard: circa 5 milioni
Jonas Vingegaard rappresenta l’altro grande polo economico del ciclismo contemporaneo.
Il danese della Visma | Lease a Bike viene stimato intorno ai 5 milioni di euro all’anno. Le precedenti ricostruzioni salariali lo indicavano a circa 4,5 milioni, ma le stime più aggiornate per il 2026 lo portano a quota 5 milioni.
Due volte vincitore del Tour de France, Vingegaard è ormai uno dei pochi corridori in grado di costruire una squadra e una strategia attorno alla propria presenza nelle grandi corse a tappe.
Il suo stipendio riflette anche questa posizione: non è semplicemente uno dei migliori scalatori del gruppo, ma uno dei pochissimi atleti capaci di sfidare Pogačar per la supremazia assoluta.
4. Mathieu van der Poel: circa 4 milioni
Mathieu van der Poel occupa un’altra posizione di vertice.
Il fuoriclasse della Alpecin-Premier Tech è stimato attorno ai 4 milioni di euro di stipendio base.
Il suo valore commerciale, però, è probabilmente ancora superiore. Il neerlandese è uno dei volti più riconoscibili del ciclismo mondiale e può contare su importanti contratti personali e compensi per criterium e apparizioni.
Già le precedenti stime di mercato sottolineavano come i suoi introiti complessivi potessero superare i 6 milioni di euro considerando sponsorizzazioni e altri guadagni extra-squadra.
5. Wout van Aert: circa 4 milioni
A un livello simile si trova Wout van Aert, uomo simbolo della Visma | Lease a Bike.
Il belga viene valutato intorno ai 4 milioni di euro annui nelle stime più recenti.
La sua posizione economica è legata a un profilo particolarmente raro: Van Aert è competitivo nelle classiche, nelle cronometro, negli sprint e nelle corse a tappe, oltre a essere uno dei corridori più popolari del gruppo.
In altre parole, non vende soltanto risultati: vende anche una fortissima esposizione mediatica.
6. Primož Roglič: circa 4 milioni
Primož Roglič completa il gruppo dei grandi nomi che si muovono attorno ai 4 milioni.
Il vincitore di quattro Vuelta a España corre per la Red Bull-BORA-hansgrohe, squadra con la quale il suo contratto è stato indicato in passato intorno ai 4,5 milioni di euro.
Le stime più recenti lo collocano leggermente più in basso, intorno ai 4 milioni.
Il suo contratto resta comunque uno dei più pesanti del gruppo, anche considerando l’età e la fase della carriera in cui si trova.
Il secondo gruppo: tra 2 e 3 milioni
Dopo i sei grandi nomi, la forbice si allarga.
Tra i corridori che secondo le stime di settore si collocano nella fascia immediatamente successiva troviamo Mads Pedersen, Tom Pidcock, Egan Bernal e Carlos Rodríguez.
Le valutazioni disponibili li collocano generalmente tra 2 e 3 milioni di euro a stagione.
Mads Pedersen
Il danese della Lidl-Trek è uno dei corridori più completi del gruppo. Campione del mondo nel 2019, vincitore di classiche e tappe nei grandi giri, Pedersen ha costruito negli anni un valore contrattuale da assoluto protagonista.
Le stime lo collocano attorno ai 2,5-3 milioni di euro.
Tom Pidcock
Il britannico, passato alla Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team, è un caso particolare.
Campione olimpico, vincitore di una Strade Bianche e capace di competere su strada, ciclocross e mountain bike, Pidcock ha un profilo commerciale molto forte.
Le stime più prudenti lo collocano attorno ai 2,5-2,7 milioni di euro, anche se alcune ricostruzioni precedenti avevano attribuito al suo contratto cifre sensibilmente più elevate.
Egan Bernal
Egan Bernal rimane uno dei corridori più pagati del gruppo nonostante il difficile percorso seguito al gravissimo incidente del 2022.
Il colombiano della Netcompany Ineos Grenadiers viene generalmente stimato attorno ai 2,5 milioni di euro.
Il suo palmarès, con Tour de France e Giro d’Italia già conquistati, continua a rappresentare un valore importante per la squadra.
Carlos Rodríguez
Nella stessa fascia si trova il giovane spagnolo Carlos Rodríguez, anch’egli legato alla Ineos.
Le stime lo collocano intorno ai 2 milioni e mezzo di euro, cifra che riflette soprattutto le aspettative costruite attorno a un corridore ancora giovane ma già considerato uno dei possibili protagonisti delle grandi corse a tappe.
E gli italiani?
Il confronto con l’Italia è particolarmente interessante.
Tra gli stipendi più elevati del movimento italiano c’è Filippo Ganna, che le precedenti classifiche salariali collocavano attorno ai 2 milioni di euro.
Nel 2026, però, anche Jonathan Milan è entrato nella fascia dei corridori con ingaggi molto importanti: alcune stime lo collocano intorno ai 2,75 milioni di euro.
Numeri ancora lontani dai milioni di Pogačar, ma che mostrano come anche i migliori specialisti italiani abbiano ormai un valore economico di assoluto rilievo nel mercato internazionale.
Stipendio non significa guadagno complessivo
È probabilmente questo il dato più importante da tenere presente leggendo qualsiasi classifica degli stipendi nel ciclismo.
Le cifre pubblicate non rappresentano necessariamente quanto un corridore incassa complessivamente in un anno.
Un campione può aggiungere al contratto della squadra:
- bonus per vittorie e piazzamenti;
- premi legati alla classifica generale;
- sponsorizzazioni personali;
- contratti con aziende di abbigliamento e tecnologia;
- compensi per criterium;
- apparizioni televisive;
- accordi commerciali individuali.
È proprio il caso di Pogačar e Van der Poel, i cui introiti complessivi possono essere molto superiori allo stipendio garantito dalla squadra.
Il ciclismo è sempre più ricco, ma anche più diseguale
La crescita degli stipendi dei top rider si inserisce in un fenomeno più ampio.
I budget delle squadre WorldTour sono aumentati sensibilmente negli ultimi anni e i grandi team dispongono ormai di risorse superiori rispetto al passato. Secondo Cyclingnews, il budget complessivo delle squadre maschili WorldTour aveva raggiunto circa 570 milioni di euro nel 2025, contro i 379 milioni del 2021.
Ma la crescita non è distribuita in modo uniforme.
I corridori più forti possono ormai firmare contratti da diversi milioni, mentre una parte consistente del gruppo rimane molto più vicina alla fascia degli stipendi medi.
È proprio questa crescente distanza tra supercampioni e resto del gruppo ad alimentare anche il dibattito sulla possibilità di introdurre un salary cap nel ciclismo professionistico. Il direttore del Tour de France Christian Prudhomme ha recentemente espresso il proprio sostegno all’idea di un limite agli ingaggi o ai budget delle squadre.
La nuova economia del ciclismo
Il dato più significativo, alla fine, non è soltanto quanto guadagna Pogačar.
È il fatto che il ciclismo sia ormai entrato in una dimensione economica completamente diversa rispetto a quella di qualche decennio fa.
Il campione sloveno, con i suoi 8,4 milioni di euro di stipendio base, rappresenta il vertice di una piramide nella quale altri grandi nomi come Evenepoel, Vingegaard, Van der Poel, Van Aert e Roglič si muovono ormai stabilmente nell’ordine dei milioni.
E alle loro spalle cresce una seconda fascia di corridori capace di ottenere contratti da 2-3 milioni.
La strada verso la completa professionalizzazione economica del ciclismo è quindi ormai tracciata. La domanda, semmai, è quanto potrà ancora crescere il valore dei suoi campioni e quanto a lungo sarà sostenibile una differenza così marcata tra i Paperoni del gruppo e il resto del WorldTour.