Il bandito e il campione: la vera storia di Girardengo e Sante Pollastri

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La canzone di De Gregori ha trasformato due uomini di Novi Ligure in protagonisti di una storia quasi da romanzo: da una parte Costante Girardengo, il primo Campionissimo del ciclismo italiano; dall’altra Sante Pollastri, rapinatore, latitante e uno dei banditi più ricercati dell’Italia degli anni Venti. Ma quanto c’è di vero in quella canzone? Più di quanto si potrebbe pensare. E anche meno.

Ci sono storie che sembrano inventate perché, quando vengono raccontate, tutto torna troppo bene.

Un campione di ciclismo e un bandito. Due ragazzi della stessa città. La bicicletta come sogno di riscatto per entrambi, poi due strade completamente diverse: uno diventa una leggenda dello sport, l’altro finisce dall’altra parte della legge. Infine Parigi, un incontro quasi clandestino e un presunto tradimento.

È la storia raccontata da “Il bandito e il campione”, la canzone che Francesco De Gregori portò al successo nel 1993. Solo che Francesco non l’aveva scritta lui: il brano era del fratello Luigi Grechi, che lo aveva inciso tre anni prima in un album autoprodotto.

E la cosa curiosa è che dietro la canzone ci sono davvero due persone esistite.

Costante Girardengo era nato a Novi Ligure nel 1893 ed era diventato il più grande corridore italiano della sua epoca. Due Giri d’Italia, sei Milano-Sanremo, tre Giri di Lombardia e nove titoli italiani su strada sono solo una parte del suo palmarès. Fu lui, prima ancora di Coppi e Bartali, a essere chiamato Campionissimo.

Sante Pollastri era nato nella stessa città sei anni dopo.

E qui comincia la parte difficile da separare dalla leggenda.

Girardengo e Pollastri: quanto erano davvero amici?

La canzone racconta due ragazzi cresciuti insieme, uniti dalla povertà e dalla bicicletta, prima che la vita li portasse su strade opposte.

È una bella immagine.

Ma probabilmente è troppo bella per essere presa alla lettera.

Girardengo e Pollastri erano entrambi di Novi Ligure, provenivano da famiglie povere e avevano in comune la passione per la bicicletta. Avevano inoltre una conoscenza comune molto importante: Biagio Cavanna, massaggiatore e preparatore di Girardengo, che aveva avuto rapporti anche con Pollastri quando era giovane. Alcune ricostruzioni sostengono che proprio attraverso Cavanna i due si fossero conosciuti.

Ma chiamarli “amici d’infanzia” è molto più problematico.

Girardengo era nato nel 1893, Pollastri nel 1899. Sei anni, a quell’età, non sono pochi. E soprattutto non esistono prove sufficientemente solide per ricostruire quell’amicizia fraterna raccontata dalla canzone.

La stessa vicenda è stata descritta da diverse fonti come una storia sospesa tra realtà e leggenda. Il Museo del Ciclismo, per esempio, sottolinea proprio come la versione dei due amici d’infanzia sia una costruzione successiva: si conoscevano, ma non necessariamente erano gli amici inseparabili raccontati dal mito.

C’è però un elemento che sembra molto più solido.

Pollastri era davvero appassionato di ciclismo e tifava per il suo celebre concittadino. La bicicletta apparteneva alla vita di entrambi, anche se per motivi completamente diversi.

Per Girardengo era diventata il mezzo attraverso il quale uscire dalla povertà e conquistare una fama enorme.

Per Pollastri fu, almeno per un periodo, una possibile strada che non riuscì a percorrere fino in fondo.

Poi arrivarono i furti, le rapine, la violenza e la latitanza.

Pollastri finì in Francia, dove cercava di sfuggire alla polizia italiana. Ed è qui che le due storie, che sembravano ormai definitivamente separate, tornarono a incrociarsi.

Parigi.

Una Sei Giorni.

Girardengo in pista.

Pollastri tra il pubblico.

L’incontro è documentato da diverse ricostruzioni ed ebbe un’importanza tale da essere ricordato anche nel processo contro il bandito, durante il quale Girardengo fornì una testimonianza. Non sappiamo però esattamente quanto ci sia di vero nei dettagli che negli anni sono stati aggiunti a quell’incontro.

Ed è qui che la storia diventa ancora più interessante.

Girardengo tradì davvero il bandito?

È la domanda che rimane dopo aver ascoltato la canzone. Pollastri è ricercato. È a Parigi. Vuole vedere il suo vecchio conoscente, il grande campione italiano. Girardengo lo incontra e poi, secondo la versione diventata famosa, qualcosa porta la polizia sulle tracce del bandito.

Il racconto musicale suggerisce un tradimento.

Il bandito cade.

Il campione continua a correre.

La metafora è perfetta.

Forse troppo perfetta.

La cattura di Pollastri avvenne realmente a Parigi, il 10 agosto 1927, nella metropolitana. Fu arrestato dalla polizia francese dopo una lunga latitanza e successivamente estradato in Italia.

Tra le persone indicate negli anni come possibili autori della soffiata comparve anche Girardengo. Ma questo non significa che sia stato lui. La questione non è mai stata chiarita in modo definitivo. Alcune ricostruzioni sostengono che il campione avesse informato la polizia dopo l’incontro; altre sottolineano che non esiste una prova certa di questo tradimento. Il nome di Girardengo entrò comunque nella vicenda, anche perché il suo incontro con Pollastri era noto e venne affrontato durante il processo.

E c’è un particolare che rende tutto ancora più interessante: Girardengo non fu soltanto un personaggio della leggenda, ma una persona chiamata a parlare realmente dell’incontro con Pollastri davanti alla giustizia.

Da qui, però, a dire che fu lui a consegnarlo alla polizia ce ne passa.

La canzone fa quello che fanno le grandi canzoni narrative: prende una storia complicata, elimina le zone grigie e costruisce un filo perfetto.

Il bandito e il campione.

La fuga e la corsa.

La legge e la bicicletta.

Uno scappa, l’altro pedala.

Uno finisce in manette, l’altro continua verso il traguardo.

È difficile immaginare una storia più adatta a diventare una ballata.

Eppure la realtà, come spesso accade, era meno ordinata.

Pollastri venne condannato all’ergastolo e trascorse decenni in carcere. Nel 1959 ricevette la grazia dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e tornò a Novi Ligure, dove visse gli ultimi anni lontano dalla notorietà che la sua storia avrebbe conquistato molto più tardi. Morì nel 1979, un anno dopo Girardengo.

Girardengo, invece, rimase nella memoria come uno dei grandi padri del ciclismo italiano.

Il destino aveva mantenuto la promessa della canzone; ma solo in parte. Perché il bandito e il campione esistettero davvero, si conoscevano davvero.

Condividevano la stessa città e la passione per la bicicletta.

Si incontrarono davvero a Parigi.

Girardengo testimoniò davvero nel processo contro Pollastri.

Quello che non possiamo affermare con la stessa sicurezza è che fossero gli inseparabili amici d’infanzia descritti dalla canzone, né che Girardengo sia stato certamente l’uomo che tradì Pollastri.

Ed è forse proprio questa la parte più bella della storia.

Perché non abbiamo bisogno di trasformarla in una leggenda perfetta.

La realtà è già abbastanza straordinaria.

Un ragazzo di Novi Ligure diventò il Campionissimo e attraversò l’epoca eroica del ciclismo italiano.

Un altro ragazzo della stessa città finì dall’altra parte della legge e diventò uno dei banditi più ricercati del Paese.

A un certo punto le loro strade si separarono.

Poi si incrociarono di nuovo, a Parigi, davanti a una pista.

Uno era lì per correre.

L’altro per guardarlo.

Il resto lo hanno fatto il tempo, la memoria popolare e una canzone.

E forse anche per questo, ogni volta che parte Il bandito e il campione, viene naturale chiedersi dove finisca Girardengo e dove cominci la leggenda.

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